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Suggerimento d'autore

1 giorno fa
Tempo di lettura: 2 min

Era un personaggio particolare, non amava le grandi compagnie e alle volte non lo sentivi per settimane. 

Riservato, viveva in un mondo tutto suo fatto di arte e di pensieri profondi, ma dove la malinconia non aveva mai accesso.

Aveva dato le chiavi del suo mondo solo alle cose belle, agli istanti felici, alle idee creative e non gli importava sapere se veniva capito o meno.

A dir la verità, a lui non interessava per nulla essere capito. Da chi poi? Forse da quella umanità che ogni giorno faceva sfoggio del proprio nulla cosmico scrivendo scemenze sui social e seguendo miti che portavano all'impoverimento cerebrale?


No, grazie!


“Fuggi lontano da questi miasmi ammorbanti” scriveva Baudelaire nella sua poesia “Elevazione” e lui da bravo artista lo faceva appena apriva gli occhi sul nuovo giorno.

In questo modo, vivendo in un mondo parallelo, riusciva a vedere il bello ovunque, persino sulle panchine lasciate piene di rifiuti da chi aveva bivaccato per ore su di esse.

Guardando i fazzoletti di carta accartocciati, le lattine di birra schiacciate una volta svuotate, i tappi delle bottiglie sparsi insieme ad esse, i mozziconi abbandonati tutto intorno, riusciva ad immaginare l’autore di quel degrado e con carta e penna iniziava a disegnarne il volto.

Era sempre il volto di un uomo solo e pensoso come lui, ma infelice.

Il volto di un uomo che aveva sbagliato strada e che invece di salire verso il cielo stellato dell’armonia, era sceso verso gli inferi dell’infelicitá.


“Peccato perché tu vali, attraverso i rifiuti che hai lasciato qui io ti vedo e disegno il tuo sentire. Cambia direzione, inizia a salire anche se a salire si fa più fatica che a scendere. Ma è proprio il salire che ti dà energia e buonumore e una vista migliore di ciò che potresti trovare all’orizzonte.” 


Lo scriveva sul retro del disegno che lasciava lì sulla panchina, dopo averla messa in ordine e dopo aver creato un servizio fotografico dei rifiuti ripresi da varie angolazioni, della panchina, del disegno, della dedica, della messa in ordine.


In ultimo spediva via e-mail il tutto ai vigili, a 



perché anche loro venissero a conoscenza dell’esistenza di una esistenza infelice su quella panchina e potessero poi collaborare con i servizi sociali per portare un po’ più di serenità dove mancava.


E il disegno con dedica sulla panchina che fine faceva? Non rimaneva lì a lungo, veniva preso molto spesso dalle stesse mani che avevano lasciato quella panchina in disordine. 


Inoltre la dedica veniva sempre letta e sempre faceva nascere un sorriso.




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