Cusano Milanino e la Strada che non c’era

Percorse spesso di fretta e frequentemente ignorate.

Per chi arrivava da fuori paese erano Strade trovate quasi sempre grazie a Google Maps ed erano Strade calpestate pensando ad altro, sporcate. 

Un peccato perché erano belle, ad iniziare dai nomi. 


Nomi di fiori, di luoghi, di personaggi storici, di musicisti, di stati dell’animo.


A Acacie, B Buffoli, C Como, D Donizetti, E Erba, F Fiordaliso, G Gorizia, I Italia, 

L Lombardia, M Margherita, N Narcisi, O Omodei, P Primula, Q Quiete, R Rossini,

S Seveso, T Tigli, U Umbria, V Verdi, Z Zucchi.


Erano 139 e non avevano raggiunto il numero di 140 perché mancava la via che iniziava con l’acca.


Una via Haiti ci sarebbe stata proprio bene, soprattutto ora che non si poteva  più viaggiare.


“Vado ad Haiti” avrebbero detto i nonni uscendo di casa, lasciando le mogli sorridenti e con il cuore leggero: finalmente libere per qualche ora!


Sarebbero arrivati comodamente a piedi, senza attraversare l’Oceano Atlantico, in un paradiso dove il caffè aveva lo stesso nome della via e dove una serie di attività commerciali completavano il sogno: un fiorista per le collane di fiori, un negozio musicale dove imparare anche a suonare strumenti come il banjo, il sitar o la cornamusa, un’estetista parrucchiera dove c’era pure il lettino abbronzante e una scuola di ballo aperta a tutti.

Sarebbe mancato il mare, questo sì, ma compensato dalla fontana con laghetto annesso, nel vicino parco.

Ci si sarebbe potuti sedere ai bordi di quello specchio d'acqua sorseggiando una bibita o mangiando un gelato restando a lungo ad ascoltare le melodie dei merli, sempre diverse e sempre affascinanti, questo era il sogno.


Ma la via Haiti non c’era, era solo il desiderio di chi voleva evadere senza prendere mezzi di trasporto (sconsigliati pure quelli), se non la bicicletta.


La via Haiti non esisteva e le altre 139 vie erano amareggiate: sapevano di non essere in cima ai pensieri di chi le percorreva in auto, in moto o a piedi. 


Erano così gli uomini e le donne in piena attività lavorativa: disattenti a ciò che li circondava. C’erano giardini, aiuole, fiori, alberi frondosi, squarci di cielo dove si vedevano correre le nuvole, vie eleganti nella Città Giardino, vie piene di attività commerciali di qualità nel centro cittadino.


Ma i disattenti non le vedevano, come non vedevano i cestini che erano sulle vie per essere usati.  Le deiezioni dei cani, i mozziconi e le scatole vuote di sigarette, le carte delle caramelle, le lattine e le bottiglie delle bibite erano dappertutto, fuorché al loro posto, nei cestini.


Povere Strade sporcate! Il loro desiderio era di essere sempre a posto e in ordine, come quelle signore vecchio stampo che non uscivano di casa se avevano solo un capello fuori posto. Se avessero potuto, avrebbero ricucino i manti stradali, sistemato i marciapiedi sconessi, pettinato le siepi e le aiuole. 


Ma le Strade non avevano le mani per cucire o per pulire.

 “Non temete Strade di Cusano Milanino, ci penseremo noi a risvegliare le coscienze!“,

dissero un giorno un manipolo di donne scese sul piede di guerra con guanti, sacchetto, mascherina ed un sorriso, “inizieremo a camminare e a raccogliere quello che troviamo, conteremo le deiezioni canine lasciate a terra e terremo un diario delle nostre uscite, per convincere chi sporca a non farlo più!”


Erano simpatiche, allegre, attente all’ambiente, decise.

Decise soprattutto a farsi notare nella loro attività settimanale di camminata e raccolta. 


Nulla sfuggiva al loro sguardo; coglievano sempre l’occasione per intervistare i fumatori che incontravano sulla via, raccomandando a tutti di usare i cestini e di non gettare a terra i mozziconi, mentre ai padroni di cani ricordavano di raccogliere le deiezioni dei loro simpatici amici.


Erano diventate amiche dell’addetto della Gelsia che cambiava i sacchetti dei cestini sulla via, conoscevano i punti “critici” dove si trovavano più mozziconi a terra, tenevano a memoria il numero delle deiezioni canine incontrate nei loro tragitti e sorridevano. 

Sorridevano e chiacchieravano con i passanti, incuriositi del loro operato, raccontando del desiderio di educare gli “indisciplinati” a non sporcare più.


Piegamento, raccolta, due passi avanti, piegamento con movimento attento e calibrato per non sollecitare la schiena, eleganza nel gesto, eleganza nei pensieri.


Si divertivano e già vedevano le vie sorridere soddisfatte perché stavano regalando loro una operazione di pulizia del viso: le Strade, anche se non avevano le mani, ora finalmente toccavano il cielo con un dito.


Il numero degli “indisciplinati” che sporcavano diminuiva di giorno in giorno e non era più necessario avere una via Haiti per evadere, perché tutte le 139 Strade di Cusano Milanino, ora, facevano sognare.


Gli autori:

Le 139 Strade di Cusano Milanino