Irma e il suo Viaggio Fantastico all’Ingiù

La Pioggia era stata abbondante sin dalle prime luci dell’alba.

Fortunatamente il Vento si era preso qualche giorno di vacanza e si diceva fosse diretto a sud. Così almeno riferivano gli uccellini, grandi conoscitori dei punti cardinali, che in volo lo avevano visto passare di corsa.


Quindi la Pioggia cadeva dritta dritta senza bagnare i vetri delle finestre che davano sul giardino e sulla strada; uscire a passeggiare così era piacevole, senza il Vento che ingarbugliava le gocce. Gli ombrelli aperti ti proteggevano bene e anche loro erano al sicuro, senza il pericolo di volare via perché il Vento soffiava sotto e li trasformava in vele.


Le auto che passavano sulla via viaggiavano adagio, grazie al nuovo cartello che era stato messo lí da pochi giorni. C’era scritto sopra il numero 30 e questo voleva dire che oltre a trenta all’ora non si poteva andare.

Ora in strada tutto era rallentato e più silenzioso.

A Irma piacevano molto sia il Silenzio che il Pensiero, perché con loro viaggiava.

Ma dove andava così piccola? Andava nel suo mondo fantastico di bambina, dove ogni cosa prendeva vita e le raccontava storie.


Quel giorno era pronta per uscire con la mamma: ombrellino rosso, impermeabile bianco e stivaletti verdi appena comprati. Aveva scelto proprio lei i colori, uguali a quelli della bandiera che stava colorando in classe.


C’era veramente un gran daffare a scuola con tutti i pastelli colorati e le bandiere! Italia, Bangladesh, India, Marocco, Senegal, Brasile, Svezia. La maestra aveva appeso in classe una grande carta geografica del mondo perché ognuno potesse indicare da dove arrivava la propria famiglia: così si studiava la geografia, mentre con il gioco delle mani si imparava a conoscere che cosa fosse la Cooperazione.


La prima mano a posarsi sul tavolo era quella di Mamadou del Senegal e l’ultima era quella di Yvonne della Svezia. Dal nero nero si arrivava al bianco bianco passando da varie gradazioni di colore. Le gradazioni di colore ti facevano capire che esistevano le diversità. Ma le diversità messe insieme in una classe a passarsi le matite colorate per disegnare le bandiere dell’Italia e di altri Paesi lontani insegnavano la Cooperazione, che era lo stare insieme ad aiutarsi a fare le cose.


Quel giorno Irma a passeggio con la mamma doveva svolgere il compito assegnato dalla maestra: descrivere un viaggio fantastico all’ingiù. La maestra non aveva aggiunto alcuna spiegazione perché voleva che i suoi alunni avessero piena libertà di interpretare il loro “Ingiù”.


Cosa poteva voler dire questo “Ingiú”: all’incontrario, a gambe in aria, sotto/sopra?

Irma pensava volesse dire “sottoterra” e poiché non poteva scavare veramente un buco per iniziare il suo viaggio, cercava qualcuno che potesse raccontarle cosa c’era nell’Ingiú.


Ecco un praticello, una panchina e un tappeto di foglie: Irma in cuor suo sentiva che qui lo avrebbe trovato. La pioggia aveva reso morbido il terreno e sotto le foglie, da un mucchietto di terra, fece subito capolino un vermicello di nome Anguilla. Sembrava che stesse aspettando proprio Irma perché non vedeva l’ora di raccontarle cose.


Anguilla era simpatico, loquace e spiegava molto bene. Raccontò che anche i vermicelli, come gli umani, non erano tutti uguali; che le talpe erano sempre al lavoro a scavare cunicoli e che erano poco socievoli con i topi quando questi usavano le loro gallerie come scorciatoie per arrivare prima alle discariche; che gli alberi si abbracciavano sottoterra intrecciando le radici e che comunicavano tra loro sempre con parole gentili; che l’acqua piovana portava beneficio a tutti e che il suo viaggio era lungo e terminava molto più giù, nelle falde acquifere.


Irma era affascinata da questo racconto: anche se non lo vedeva con i propri occhi, attraverso Anguilla stava realmente conoscendo il mondo fantastico dell’Ingiù e poteva così descrivere il suo viaggio alla maestra.


A un certo punto, però, Anguilla si schiarí la voce e diventò serio: Irma avrebbe dovuto recapitare un suo importante messaggio agli umani. Anguilla, che era portavoce del mondo sotterraneo, voleva avvertirli della urgente necessità di cambiare abitudini.

Basta usare pesticidi in agricoltura, basta gettare in terra i mozziconi delle sigarette! Gli umani stavano facendo molto male al mondo dell’Ingiù perché stavano avvelenando il terreno; la pioggia che portava sollievo al sottosuolo, scioglieva anche i componenti pericolosi dei pesticidi e delle sigarette gettate a terra dai Fumatori Indisciplinati.


Irma rimase senza parole sentendo queste cose: i filtri delle sigarette contenevano il Polonio 210, elemento radioattivo e la nicotina, un veleno! No, no, no, bisognava subito avvertire la maestra! Il giorno dopo in classe Irma raccontò il suo viaggio nell’Ingiù e tutti furono d’accordo quando la maestra chiese alla direttrice della scuola di fare un comunicato urgente a tutti i genitori: basta usare pesticidi e basta gettare mozziconi a terra!


Grazie ad Irma e al suo racconto del fantastico viaggio nell’Ingiù, grazie ad Anguilla che glielo aveva descritto così bene, grazie alla maestra che aveva subito accolto l’importante messaggio, da quel giorno iniziò ad esserci più attenzione per il territorio: i genitori girarono il comunicato ricevuto via email dalla scuola anche agli zii, ai nonni, ai parenti, ai vicini di casa, agli amici che a loro volta la inviarono ai loro conoscenti chiedendo anche a loro di condividerla.

In tantissimi ricevettero quel messaggio urgente di Anguilla e tutti finalmente capirono che dovevano essere più disciplinati e rispettosi dell’ambiente, se volevano lasciare ai più piccoli un mondo migliore.


Gli autori:

Irma ed Anguilla